• Stefano Chiaromonte

Le parole inglesi che usiamo in italiano

Aggiornato il: ago 2

Gli inglesismi sono sempre più comuni nella nostra lingua. Alcuni sono necessari perché non esiste una traduzione ma altri possono essere evitati.



"Ho un meeting alle 9:00 di mattina domani, ma il mio computer è rotto, quindi dovrò usare lo smartphone. Però, appena finisco, possiamo sentirci per discutere del prossimo weekend".


In queste frasi ci sono diverse parole inglesi e posso assicurarvi una cosa: sono costantemente usate nella lingua italiana. Devo dire però che alcune parole inglesi sono assolutamente necessarie perché non abbiamo una traduzione in italiano, altre invece possono essere evitate e lo vedremo più avanti in questo articolo. L'uso dell'inglese in italiano è sempre più frequente da parte di persone di tutte le età ma in alcuni ambienti o categorie l'inglese è molto più usato. Per esempio, è impensabile credere che l'inglese sia usato in contesti letterari, come per esempio nello studio della letteratura italiana o comunque lavori che hanno a che fare con la letteratura. Invece, viene particolarmente usato nel mondo scientifico o nel mondo dell'economia. Per quanto riguarda la scienza ci sono delle parole che non hanno traduzione in italiano e quindi è necessario l'uso dell'inglese. In altri ambienti però l'uso dell'inglese è sempre più comune, non perché sia necessario ma perché fa "cool". Usare l'inglese "fa figo" e quindi sempre più persone preferiscono la parola inglese al posto di quella italiana, anche se in italiano abbiamo la perfetta traduzione per quella parola. Questo è l'esempio di "meeting", parola usatissima nella lingua italiana che ha una traduzione perfetta: "riunione". Lo stesso vale per "call": ho sentito spesso delle persone dire "fare una call" piuttosto che "fare una chiamata". Ma perché sta succedendo questo? Una possibilità è che gli italiani sono così bravi in inglese, che, quando parlano, confondono le due lingue. Ahimè, questa non è la risposta esatta. Infatti, da recenti statistiche solo il 33% della popolazione italiana parla fluentemente l'inglese, suggerendo che il motivo dell'uso spropositato dell'inglese non debba essere attribuito a una spiccata bravura dell'italiano medio in inglese, bensì ad una sua predisposizione al sembrare "figo" nel posto giusto, al momento giusto, usando parole a caso di una lingua che non si conosce. E attenzione, questa non è una critica agli altri, ma anche a me stesso. Anche io, bombardato da queste espressioni nella mia vita quotidiana, ho cominciato, a malincuore, ad usarle. Me ne pento ogni volta. Da quando mi sono reso conto che la situazione era fuori e mi sono trovato a dire parole inglesi mentre parlavo italiano, ho deciso di dire basta a questa inutile contaminazione linguistica e cercare di ridurre gli inglesismi il più possibile. Sono migliorato, ma posso fare di meglio.


Come vi ho detto all'inizio dell'articolo, però, alcune parole inglesi non hanno traduzione in italiano. Per questo motivo voglio portarvi alcuni esempi per aiutarvi a capire. Uno dei campi in cui le traduzioni italiane mancano è quello della tecnologia. Basti pensare alla parola "computer". Altre lingue molto vicine all'italiano, come lo spagnolo, hanno una traduzione di questa parola, ma in italiano no. Perché? Pigirizia? Mancanza di originalità? Non ho una risposta, ma una cosa è chiara: non abbiamo la traduzione. Lo stesso vale per "hardware", "software", "mouse", "chip". Anche nel mondo dei "social network" le traduzioni mancano. Anzi, non abbiamo una traduzione per "social network". Se cerchi su internet potresti trovare qualcosa come "rete sociale", ma non è la traduzione giusta, o meglio, nessuno la usa! Molto spesso abbreviamo l'espressione "social network" a semplicemente "social". Quindi, se sentite qualcuno dire "seguitemi sui miei social", vuol dire che quella persona vi sta chiedendo di seguirlo sui social network, come Instagram o Facebook. Pensa anche che alcune parole legate ai social, che prima avevano una traduzione, ora la stanno pian piano perdendo. Un esempio è la parola "like". All'inizio di Facebook, questa espressione veniva tradotta in italiano con "mi piace" e le persone "mettevano mi piace" alle foto o ai "post" (altra parola!) degli altri. Poi, l'uso di "like" è diventato così comune che la parola stessa "like" è entrata a far parte del dizionario italiano nel 2018!


Ricorda che le lingue sono in costante cambiamento ed evoluzione, ed è giusto che sia così. Le esigenze linguistiche degli esseri umani cambiano e con queste cambia anche il nostro registro, vocabolario, modo di parlare. Allo stesso tempo però dobbiamo proteggere la nostra lingua ed evitare contaminazioni inutili se non estremamente necessarie.


Se vi interessa questo argomento, ho visto qualche tempo fa una TedTalk interessantissima a riguardo. Ve la consiglio. La potete trovare a questo link


Se ti interessa, ho anche girato una puntata del podcast su questo argomento dove parlo in dettaglio degli inglesismi usati in italiano e la mia opinione personale su questo. La puntata è ora disponibile su Spotify e Apple Podcast e puoi trovare la trascrizione sulla mia pagina Patreon (www.patreon.com/teacherstefano).

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